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Libri e Profumi – Capitolo 7: Una Casa delle Voci per Tonatto

Donato Carrisi è, in assoluto, il genio del thriller italiano. Uno che, per intenderci, dai suoi libri tira fuori film, che si prende anche il brioso lusso di dirigere, scegliendosi come protagonisti Dustin Hoffman e Jean Reno. Trovare una fragranza capace di rappresentare le infinite sfumature del genio di quest’uomo nato a Martina Franca, nel cuore del bianco salentino, vissuto prima che diventasse meta di vip dal portafoglio più deciso della cultura, non è cosa facile.

Ancor meno lo è dopo aver letto il suo ultimo romanzo: La Casa delle Voci, formidabile prova di come sia possibile dare una logica spiegazione anche a ciò che, a pelle, non ce l’ha. Carrisi non è per tutti (peccato, perché le strutture dei suoi romanzi dovrebbero essere studiate a scuola): la singolare lucidità della sua mente è roba da arrotini del cervello, cultori del buio, funamboli dell’ansia. Carrisi è per la letteratura quello che Tonatto è per i profumi: artigianale, curatissima, genialità.

Perché solo una mente geniale e affilata può costruire un romanzo che trasforma gli esclusi dalla società, gli esiliati dalla normalità, in eroici protagonisti di una fuga d’amore. Perché, a volerlo leggere bene, a pesare le parole che si infilano incastrandosi tra virgole e punti fermi, questo romanzo di Carrisi parla d’amore. Di angoscia e di morte, certo è un thriller, ma all’ombra dell’amore.


“Trovare una fragranza capace di rappresentare le infinite sfumature del genio di quest’uomo nato a Martina Franca, vissuto prima che diventasse meta di vip dal portafoglio più deciso della cultura, non è cosa facile.”



“Solo una mente geniale e affilata può costruire un romanzo che trasforma gli esclusi dalla società, gli esiliati dalla normalità, in eroici protagonisti di una fuga d’amore.”


L’amore è racchiuso nel titolo e in quelle voci che evoca, che altro non sono se non le infinite possibilità dei nomi, infinite quanto le sfumature che caratterizzano tutta la linea di prodotti di Tonatto. Le case delle voci sono un ambarabàciccicoccò di scelta tra infinite possibilità di case e di nomi, così come infinite sono le scelte possibili quando si entra, con voluttuosa curiosità nel mondo di Tonatto.

“Per un bambino la famiglia è il posto più sicuro della terra. Oppure, il più pericoloso. Pietro Gerber cercava di non dimenticarlo mai. “Va bene, Emilian: ti va di raccontarmi dello scantinato?” Il bambino di sei anni dalla pelle diafana, quasi trasparente, tanto da sembrare uno spettro, rimase in silenzio. Non sollevò neppure lo sguardo dal fortino di mattoncini colorati che avevano costruito insieme fino a quel momento. Gerber continuo` pazientemente ad aggiungere tasselli alle mura, senza mettergli fretta. L’esperienza gli diceva che Emilian avrebbe dovuto trovare da solo il momento giusto per parlare. Ogni bambino ha il proprio tempo, ripeteva sempre.”

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